Verso una sensorialità allargata: Anna Laura Longo fautrice di percorsi eterogenei

Verso una sensorialità allargata: Anna Laura Longo fautrice di percorsi eterogenei
Intervista a cura di Agenzia Sistema

Musica, arte, scrittura, sono i territori da te esplorati. Proviamo per ciascuna di tali aree di indagine a dare conto delle ricerche in corso. E partiamo anzitutto dalle esperienze pianistiche, dalle indagini sonore che porti avanti…

I risultati delle mie attuali indagini sonore sono racchiusi in un volume apparso a fine luglio 2021 e intitolato Viaggio nell’entroterra / Moviment-azioni pianistiche. Attraverso questo recentissimo lavoro consegno con fiducia ai lettori e ai potenziali ascoltatori diversi resoconti di alcune delle principali azioni e performance musicali a cui mi sono dedicata negli ultimi anni, muovendomi in direzione di una pronuncia (e di una vitalità espressiva) fondamentalmente nuova e per me insondata, caratterizzata da un interesse significativo per la teatralizzazione del gesto musicale. Attraverso la lettura si potrà constatare come tutto sia avvenuto mediante un uso estremamente versatile e libero dello strumento: il pianoforte. Una ridefinizione compatta dei codici legati all’arte interpretativa mi ha infatti indotta a costruire delle vicende sonore allargate e a ipotizzare pratiche immersive di carattere dinamico e multiforme. La forza emancipatrice delle arti, secondo il mio punto di vista, si staglia con evidenza dinanzi al nostro procedere. È richiesto un sottile aggancio e quasi una fluttuazione tra questa forza sotterranea e le nostre esperienze in corso: un rilevamento di tale presenza connettiva spingerà, volta per volta, e inevitabilmente, a ridisegnare traiettorie e significazioni. Queste potranno, a loro volta, indurre a rimodulare, spesso energicamente, l’idea di realtà per guardare ai vissuti con capacità interpretative nuove, riplasmando la concezione del tempo, la sfera della memoria ecc. È in questo scenario e sulla base di tali presupposti che si sono sviluppate le operazioni pianistiche-performative di cui riferisco nelle pagine del libro e che vertono proprio su un criterio di audacia costruttiva e decostruttiva al contempo. Ho cercato di dare maturazione e corposità all’azione offrendo però un immancabile spazio anche a quelle che sono le spirali dell’immaginazione.

Quale desiderio prioritario ti ha accompagnato nell’impostazione di questo progetto?

Le pagine offrono parziali risposte a un desiderio ineludibile, quello di dare una nuova sembianza e connotazione al suono, mediante congiunzioni tra aspetti visuali (puramente installativi) e aspetti sonori veri e propri , per risultati artistici all’insegna dell’eterogeneità. Un buon livello di trepidazione interna si è mosso di pari passo con un’esigenza di poeticità. Il lettore coglierà inevitabilmente una ventata di associazioni e spero possa attraversare i contenuti con passo godibile, ma al contempo con attitudine riflessiva, cogliendo l’importanza –anzi l’imprescindibilità- delle spinte poetiche immesse nell’itinerario creato. l paesaggi acustici, nella contemporaneità, si nutrono di energie legate al molteplice , pertanto le tante ricerche che si muovono nel novero della musicalità e del musicabile non possono non tener conto di ciò. Per questa ragione ho avvertito la necessità di procedere con malleabilità, situandomi in un divenire per l’appunto non cristallizzato. Una stabilizzazione delle sintassi potrebbe infatti – probabilmente- non rispecchiare l’andamento fluttuante dell’esistente. Ci tengo anche a specificare che alcune delle musiche di cui riferisco nel libro-catalogo in questione accompagnano spesso le mie installazioni o mostre bibliografiche.

A proposito di mostre bibliografiche spostiamo l’attenzione sui tuoi libri d‘artista che, nel corso del tempo, stanno assumendo fattezze insolite, guadagnando corposità e spessore. Sono opere sperimentali, che si fanno portatrici di uno slancio contemporaneo decisamente originale. Alcuni esemplari sono reduci da esposizioni in Francia. In particolare sono stati presentati a Lione durante la Biennale de la Danse e a Pantin nel corso del festival Camping presso il CND (Centre national de la danse) . Descrivici questi lavori e in quali direzioni stai procedendo.

Le due occasioni sono state per me preziose e soprattutto mi hanno permesso di constatare come la collocazione di queste opere all’interno di festival e rassegne di danza e teatro sia particolarmente congeniale. Un precedente tentativo era stato effettuato in collaborazione con l’Association Art et Culture Fabri de Peiresc ( Haute Provence). La pagina in definitiva si configura come spazio scenico. L’enfasi data alla dimensione facilita l’innesco di una ricerca di tipo spaziale, per l’appunto. Nel corso di questa estate sto preparandomi anche per una partecipazione alla Biennale des Livres d’Artistes in Québec ( Canada), prevista a fine settembre 2021. È in corso inoltre una collaborazione con l’équipe del Sistema bibliotecario ticinese per l’organizzazione, a Lugano, di un percorso tematico dedicato ad alcune di queste opere. Tuttavia oltre agli impegni esteri sono presente con una certa assiduità anche in Italia e, tanto più, nella mia città. Mi piace a tale proposito ricordare e ringraziare alcuni dei contesti romani che hanno volta per volta ospitato esemplari di miei libri- organismo, proponendoli in forma installativa o attraverso presentazioni diversificate, in particolare: il Palazzo delle Esposizioni (Scaffale d’Arte PalaExpo), la Libreria e Studio bibliografico Marini, Sinestetica Expo, Leporello Books, la Biblioteca dell’istituto Svizzero. Anche nel mio studio-atelier organizzo di tanto in tanto delle giornate di porte aperte. È successo più volte in occasione della rassegna Il maggio dei Libri o per far conoscere in anteprima lavori inediti. Amo la dimensione intima che può crearsi, la possibilità di conversare e ritrovarsi in uno stato di apertura gioviale e naturale. Non sempre nell’ultimo anno è stato possibile intervenire dal punto di vista performativo, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia. Tuttavia non sono mancate occasioni di confronto diretto con il pubblico. Mi piace qui ricordare l’intervento portato presso il Polo culturale Le Clarisse di Grosseto, durante la rassegna Arthè, a fine anno 2020. Anticipo infine che a settembre 2021 il mio libro-organismo Vision Blanche sarà a Pesaro durante l’Hangartest.

Restando nel campo dell’arte sarà utile fare un riferimento al tuo lavoro di configurazione di installazioni artistiche e impianti visuali complessi. Quali collaborazioni hai stabilito di recente?

I materiali sono all’origine dei miei progetti installativi. La morbidezza dei libri in tessuti ovattati si contrappone alla grintosità e alla magia del ferro, l’ambiguità e l’impermanenza dei materiali organici può affiancarsi all’asetticità dell’ecopelle o degli inserti plastificati. Tutte queste materie divengono liberatrici di forme.
Per quanto concerne le collaborazioni recenti sono rientrati in questi giorni dalla Repubblica Ceca alcuni miei Occhialoidi, reduci da diverse tappe della mostra collettiva Le Porte dell’Aldilà a cura di Susanna Horvatovicova.
Nell’ultimo biennio si sono concretizzate collaborazioni anche con la galleria Visioni Altre a Venezia, con mostre ed eventi a cura di Adolfina De Stefani.
Sono in generale interessata a seguire i flussi che appartengono alla libertà di un’asimmetria. Ho avviato sperimentazioni sul concetto di decentramento o dislocazione, di mobilità e ribaltamento.

Parliamo ora di ricerche poetiche e, più in generale, della tua dedizione alla parola-suono. Definisci spesso le parole “stati tensori” che possono – o meno – trovare una risoluzione in una sorta di scioglimento. Risale al 2016 la plaquette Questo è il mese dei radiosi incarnati del suolo ( Oèdipus). Sei al lavoro su una nuova silloge? A quali procedimenti di scrittura ti affidi in questo frangente di tempo?

La mia nuova raccolta inedita si intitola Declinazioni del timbro. Anche in poesia il mio desiderio è quello di impossessarmi di una possibile variabile, attuando ora una disintegrazione ora un recupero di codici e stilemi. Tale variabile potrà essere momentaneamente tersa e mostrarsi a tratti imprendibile o indecifrabile. Amo spingermi in direzione di una spigolosità della parola, liberando al contempo delle possibili rotondità. Le procedure poetiche che metto in campo risentono delle mie ricerche sul piano performativo, dove prevale l’attenzione o lo svisceramento del tempo unito a una ricerca sulla significatività del gesto.

Quali riflessioni conclusive puoi offrirci?

Le arti sono in possesso di un formidabile e indiscutibile potenziale energetico. Ciascun linguaggio della contemporaneità, per sua natura, prelude al delinearsi di una modulazione di libertà. Se riuscissimo – anche provvisoriamente – ad entrare nella qualità di tali circuiti, integrando l’esprimibile con l’inesprimibile, facendoci carico del rimbombo così come dell’imponente silenzio del mondo, probabilmente entreremmo in una porzione di “contatto stratosferico” con l’intorno, in un gioco consapevole di conquista dell’istante, attraverso la magia della presenza.