Esce oggi su YouTube il video di “E parla”, brano di Mirco Menna tratto dal suo ultimo album “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”

MIRCO MENNA NEL POLLAIO DELL’OPINIONISMO

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Esce su YouTube il video di “E parla”, da “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”

Una impietosa fotografia dell’Italia in un quasi reggae della bassa emiliana

IL VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=FQVlVnV3838

“Siamo noi, sempre noi e come assomigliamo a noi stessi, eletti ed elettori, attori e spettatori, televedenti e radioascoltatori. O frequentatori di social. Molto parlanti, molti a vanvera. A patto che, per continuare a stare in ballo, si dica ciò che si vuol sentirsi dire”.

Esce oggi su YouTube il video di “E parla”, brano di Mirco Menna tratto dal suo ultimo album “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”. È un quasi reggae della bassa emiliana che fotografa in maniera impietosa un’Italia affetta da opinionismo: dai talk show ai social tutto si trasforma in un chiassoso pollaio.

L’ALBUM

L’intenzione era quella di suonarlo e registrarlo dal vivo in teatro, doveva essere “un disco-concerto di canzoni inedite, in tempi gremiti di cover. Invece no, è andata con lo sconcerto ai tempi del covid”. La pandemia ha sconvolto i programmi, ma “SeStoQui (è perché vi voglio bene)”, il sesto – come da titolo – album del cantautore MIRCO MENNA, conserva fortemente l’intenzione live: “è registrato senza metronomi insopportabili in cuffia, in presa diretta e con poche sovraincisioni”.

Il disco esce per l’etichetta Platonica Music (distribuzione Believe). In tutto nove brani originali e una cover, “Canzone per te” di Sergio Endrigo, dedicata al ricordo di Gianni Mura. Ma nell’album c’è anche un’altra dedica: un brano per l’amica Carla Nespolo, presidente dell’ANPI nazionale, recentemente scomparsa.

Bolognese di origini siculo-campane, Mirco Menna è cantautore dalla penna delicata, ironica e pungente. In questo album mette insieme un bouquet di canzoni di alto artigianato. Melodia, innanzitutto. Poi parola, che vuol farsi prendere sul serio. Armonie suggestive, a volte dirette, a volte oblique, mai scontate. Ritmi geograficamente distanti, resi con la spontaneità di chi sta alla larga dalla purezza del linguaggio ma conosce bene la pronuncia. E infine il suono: acustico, eterno, impassibile.

“Se non desse l’impressione di essere poco elegante – precisa lui – diremmo che è un suono da balera. Balera antica, molto elegante”.

Gli arrangiamenti sono “collettivi” – cioè costruiti insieme ai suo musicisti di sempre (Massimo Tagliata, Maurizio Piancastelli, Roberto Rossi, Max Turone) – seguendo una vecchia formula, ad esempio gucciniana. Un gruppo navigato, quindi, con una bussola decisamente acustica e i punti cardinali bene in evidenza. Da est a ovest, da mezzogiorno a settentrione, il tutto risuona schiettamente, tipicamente italiano (con la partecipazione straordinaria dell’ocarina di Budrio di Fabio Galliani, in due brani).

“E’ un suono che abbiamo cercato e nello stesso tempo si è mostrato via via da sé. – continua il cantautore – Come un fiore che sboccia e si rivela nei suoi colori, nelle sfumature eccetera… ma non volevo essere così stucchevole, scusate. Del resto con i ragazzi (ragazzi, sì) ci conosciamo e suoniamo insieme da quando eravamo ancor più ragazzi: se si guardano i miei album precedenti li si ritrova. Ci siamo approfonditi negli anni, avevamo un carattere, una fisionomia e l’abbiamo sviluppata. Per esempio la tromba e la fisa (che sono strumenti ad aria) in sezione, insieme, fanno una bellissima voce: ma quella tromba e quella fisa, in più, si capiscono a meraviglia e sanno suonare bei discorsi”.

Lo cantava anche Paolo Conte ne “La vera musica”: “ci va carattere e fisarmonica”, e questo album non difetta di nessuno dei due elementi. Lo stesso Conte che del primo lavoro di Mirco scrisse “…finalmente un disco saporito ed elegante”.

Del classicismo Menna ha fatto la sua bandiera e, per quanto racconti l’oggi, ama definirsi un tipo musicale all’antica. E aggiunge: “non è detto che di questi tempi non sia una novità”.


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