Intervista a Stefano Virgilli

Abbiamo il piacere di avere con noi un artista i cui orizzonti- non stiamo parlando solo di musica-sono davvero ampi, il cantautore Stefano Virgilli, classe 1978, si autodefinisce infatti globe trotter…ma chiediamo direttamente a Stefano di spiegarci questa interessante espressione che fa riferimento ai tanti viaggi da lui intrapresi…

Benvenuto innanzitutto..cominciamo quindi da questa definizione con cui ami descrivere il tuo essere artista e non solo….

Grazie per l’introduzione Sonia. Si, a globe trotter… come sai in inglese globe significa globo e trotter e’ un cavallo al trotto. Sono del segno zodiacale cinese del cavallo e a scacchi sono letale con il cavallo. Convergenza di significati. Un globetrotter e’ qualcuno che non riesce a stare fermo in un posto. Ho vissuto in 3 continenti, 4 regioni, 5 paesi. Di nazione ne ho visitate oltre 60. In alcuni anni come 2016 e il 2018 ho viaggiato piu’ di 50 volte in un anno, quasi una volta alla settimana. Ma il purtroppo, COVID mi ha messo al palo per un po’, cosi’ sono tornato a scrivere canzoni e produrre musica. Sono felice cosi’, con viaggi attraverso le mie canzoni.

Il brano con cui ti presenti si intitola “Muhammed Ali” e ha per protagonista proprio il celebre pugile passato alla storia per questioni anche legate al razzismo, all’integrazione e ai diritti civili in generale…

Come mai la scelta di un brano di così largo interesse sociale…e quanto è stato difficile affrontare una tematica  così delicata, toccando anche momenti inerenti la vita privata del personaggio?

Muhammed Ali e’ stato non solo il piu’ grande campione di box di tutti i tempi, ma anche una delle figure chiave nella transizione dagli Stati Uniti delle leggi razziali alla visione di coesistenza etnica attuale, anche se c’e’ ancora molto da fare in termini di tolleranza religiosa. Quando Muhammed Ali si converti’ all’Islam e prese il nome che lo rese famoso, durante una conferenza stampa pre-incontro il suo avversario si rifiuto’ di chiamarlo con il nuovo nome, riferendosi a lui con il suo nome di Battesimo, Cassius Clay. Per tutta la durata dell’incontro che ne segui’, Muhammed continuo’ ininterrottamente ad urlare: “Say my name!” (“Di’ il mio nome!”) dopo ogni pugno all’avversario fino a metterlo al tappeto. Questa era la sua filosofia di “lotta” – protetta da guantoni ed all’interno di regole precise – insistente ed inesauribile fino alla vittoria della guerra, battaglia dopo battaglia. 

Nonostante la tua eterogeneità culturale, sottolineando poi il fatto che vivi all’estero, hai comunque deciso di presentarti con un testo in lingua italiana…

Si, e’ vero. Ed e’ anche molto strano perche’ dopo 15 anni all’estero, pensando e parlando inglese tutto il giorno e tutti i giorni, il mio italiano si e’ un po’ – diciamo  – arrugginito. Quando parlo colloquialmente con mia madre e mio fratello, di tanto in tanto chiedo se sto usando la parola giusta, poiche’ alcune cose le ho imparate a dire in inglese e non so come tradurle in Italiano… specialmente le frasi idiomatiche. Tuttavia, fin da bambino amavo scrivere poesie in Italiano: la rima mi e’ sempre venuta naturale. Soprattutto la lingua madre viene registrata in una parte del cervello legata alle emozioni, mentre le lingue imparate dopo sono piu’ logiche. Quindi ci sta che la mia lingua preferita per il lavoro e per la vita di tutti i giorni sia l’inglese, mentre per l’espressione artistica sia l’italiano.

Il singolo è tratto dal tuo ultimo album “Punto. A Capo”, pubblicato nel Gennaio 2021, quali altri temi sono affrontati nelle altre tracce…?

Bella domanda. In “Punto. A capo” spazio fra temi molto distanti fra loro. Siccome ho elencato le canzoni in ordine alfabetico, permettimi di fare la lista dei titoli, l’anno in cui l’ho scritta e il tema principale di ognuna delle altre 7 canzoni.

1. Alba Rossa (2019) e’ la storia di una ragazza la cui madre e’ stata uccisa e non sa darsi pace, neppure davanti alle immagini in televisione dell’assassino arrestato. Una metafora per le persone che non sanno liberarsi del proprio passato e si accaniscono contro tutto e tutti.

2. Baciami se sei da sola (2020) e’ dedicata ad una mia cara amica che ha perso la propria madre da adolescente ed e’ caduta in una profonda depressione, per poi rialzarsi e diventare la persona splendida che e’ oggi. Nella canzone le auguro di trovare l’amore della sua vita.

3. Di plastica (2018) dedicata ad una ragazza – un po’ strana – con la quale ho avuto una relazione molto intensa, per poi scoprire che quando eravamo insieme fingeva di amarmi, ma quando l’ho lasciata si e’ innamorata davvero. A ricordarci che spesso amiamo di piu’ le cose che abbiamo perso.

4. Granelli di sale (2018) questa straziante canzone – come puoi sentire nella mia voce mentre la incidevo – e’ la canzone che ho scritto in aereo da Bologna a Istanbul ritornando dal funerale di mio padre. La mattina portavo la sua bara al cimitero sotto la neve. La sera ho scritto la canzone.

5. I’m crazy (2017) ha una storia interessante. Questa canzone l’ho sognata. Mi sono svegliato con il ritornello in mente e le parole sono arrivate “dall’alto”. Il testo parla del mio divorzio e di come alla fine l’ho accettato, finalmente lasciandolo nel passato.

6. La dolcezza di lei (2019) e’ una storia a cui tutti possiamo relazionarci. Si parla di quando tutto gira bene, e non abbiamo alcuna preoccupazione. Poi lentamente diventiamo arroganti e crediamo di meritare di piu’. Dice che”il passato era solo un rumore” e che “il futuro si comanda col cuore”.

7. Muhammed Ali (2019)

8. Walzer di carta (2019) una canzone che parla di come l’incontro con una persona speciale possa renderci forti e dare colore alla nostra vita anche con momenti banali vissuti insieme.

Oltre ad essere autore e compositore dei tuoi brani, se anche produttore, quali altre esperienze stai portando avanti in concomitanza con la scrittura delle canzoni…?

Sono certamente poliedrico. Ho un sacco di hobby. Per un periodo ho anche creato gioielleria. Amo l’espressione artistica in tutte le sue forme. Per questo al momento sto promuovendo una community per artisti della musica su voxlab.net dove si puo’ parlare di musica, richiedere consigli sulla produzione musicale e anche offrire servizi a pagamento.

Hai dichiarato: ”Vedo il mondo attraverso lenti multi-etniche e multi-culturali, non vedo le persone attraverso il colore della loro pelle… Sono daltonico alle razze”. ..quanta ispirazione hanno apportato alla tua musica i tanti viaggi, gli incontri e le culture che hai conosciuto…?

Sai che lo intendo davvero. Ho amici in Asia che mi dicono che la loro carnagione e’ scura. Io li guardo perplesso perche’ a me non sembrano affatto scuri. Poi accostano il loro braccio al mio, e solo allora mi accorgo della differenza del tono. Avendo visto cosi’ tanto mondo, mi rendo conto che in superficie siamo tutti diversi, ma in fondo siamo tutti uguali. Ci arrabbiamo per le stesse cose, ci innamoriamo nello stesso modo. La nostra individualita’ dipende da come reagiamo a stimoli universali. In questo primo album ho parlato molto di perdita (come in uno dei sei TEDx in cui ho presentato “L’arte di perdere tutto e rimanere positivi.”). Tutti abbiamo paura di perdere: la faccia, il denaro, in una gara, al gioco, l’amore, una persona cara. Ed inevitabilmente succede. Non esiste essere umano – di nessuna nazionalita’, etnia o religione – che non abbia mai perso nulla. Ma nonostante questa costante, continuiamo ad illuderci essere in grado di poterci proteggere dal “perdere”. Anche un campione come “Muhammed Ali” ha perso qualche incontro. In “Punto. A capo.” parlo dell’importanza della reazione alla perdita. Lasciare che la tristezza e lo sconforto ci tengano compagnia per un po’, ma poi avere la forza e il coraggio di rialzarsi per rimettersi in gioco.

 

Intervista a cura di Sonia Bellin