Renato Modica, I reclusi di Via Cimabue

Troppe riforme della scuola Superiore negli ultimi quarant’anni. Sanatorie per i precari, modifiche continue degli esami di maturità e variazioni sul tema della didattica. La pandemia da Covid 19 ha inasprito il carico di incombenze burocratiche e gli insegnanti, nel frattempo, sono divenuti sempre più anziani e costretti a sperare di potersi pensionare con qualsiasi modalità che li faccia sfuggire dal «traguardo» dei 67 anni. Il rapporto sempre più conflittuale fra insegnanti e alunni, fra insegnanti e genitori, l’Autonomia, l’Alternanza scuola-lavoro, la carriera, gli esami di Stato sono qui rappresentati con scanzonata ironia.

Qua e là fra le righe suggerimenti e proposte per una scuola scevra da continue riforme, fondata su una migliore selezione dei docenti e su edifici scolastici in piena efficienza e sicuri.

Renato Modica è entrato nell’istituzione scolastica con un raro concorso ordinario e ha insegnato nella scuola superiore per 33 anni. Ora è in pensione grazie a «quota cento», ma nella vita avrebbe voluto fare tutt’altro.