Massimo Malvestio: Democrazia Cristiana, le due anime del partito e lo sviluppo del Veneto

Due anime, un partito, una società. Che non c’è più”: è il titolo dell’articolo scritto nel 2005 da Massimo Malvestio. Nel testo l’avvocato ricorda le origini delle due principali correnti della DC, soffermandosi in particolare sulla loro influenza nello sviluppo del Nordest.

Massimo Malvestio

Massimo Malvestio: DC, un potere basato sul labile equilibrio tra due linee di pensiero

Precedentemente alla trasformazione in “paralisi prima e diaspora poi”, il dialogo costante tra i due volti della Democrazia Cristiana ha consentito al partito di regnare incontrastato, in Italia e in particolar modo in Veneto, dagli anni del Secondo Dopoguerra fino allo scioglimento avvenuto nel 1994. Una sintesi tra due visioni opposte che Massimo Malvestio ha descritto come “dinamica e originale”. In un editoriale del 2005 pubblicato su “Nordesteuropa” e ripreso di recente da “Veneziepost”, l’avvocato ricorda la coesistenza nella DC tra “chi studiava e con la cultura politica mirava a trasformare la società” e “chi organizzava il territorio in una prassi di governo”. Un compromesso continuo, sottolinea nel testo Massimo Malvestio, tra “due anime che si sono reciprocamente condizionate e che hanno dovuto apprendere ciascuna qualcosa dall’altra ma che sono, nel loro complesso, riuscite a produrre una classe dirigente che era tale”. L’avvocato porta l’esempio della lettera pastorale pubblicata nel 1995 dal titolo “Scribo vobis juvenes” e scritta da quello che allora era il Vescovo di Treviso, Antonio Mantiero. Un appello generico ma rivolto in particolar modo ai giovani del partito, in quel periodo protagonisti di un acceso dibattito che per il Vescovo risultava troppo incentrato sulla “propaganda a sfondo materialista” e su “dottrine pericolose” diffuse sia dalla stampa che da organizzazioni oltre confine. Una lettera sollecitata, secondo alcune voci, dall’allora Vice Segretario della DC Mariano Rumor e segno dell’attenzione che il partito riservava alle voci nate al suo interno.

Massimo Malvestio: gli inizi del declino della DC e la crisi della coesistenza

Ed ecco che da quegli “juvenes”, ricorda Massimo Malvestio, verranno fuori nomi sia di dirigenti storici della DC che di personaggi, come Lucio Magri e Toni Negri, che decideranno poi di aderire alla sinistra estrema. La coesistenza tra i due volti continua senza particolari intoppi fino agli anni ’80, per poi passare ad essere una delle cause del declino del partito in Veneto. Con la radicale trasformazione dell’economia della regione, che si aggiunge alla perdita di potere della Chiesa, gli interessi iniziano a propendere non più verso i mezzi per lo sviluppo ma nel mantenimento dei benefici e dello status quo. Una cornice in cui diventa sempre più difficile mettere d’accordo la parte moderata della DC, sempre più anti marxista, con la corrente della sinistra. Dagli anni ’90 inizia quindi la “diaspora”, che tuttavia in Veneto non conduce a nessuna nuova esperienza politica rilevante, nonostante alcuni esempi di continuità nell’azione di governo a livello regionale. È evidente, scrive Massimo Malvestio, che negli anni “non è venuta meno una sensazione di precarietà dovuta alla mutabilità del contesto con una variabilità continua a tutti livelli territoriali inferiori con l’effetto che qualsiasi azione di coordinamento, quelle poche volte in cui è stata tentata, è parsa velleitaria”.