Certificato ambientale, troppa burocrazia per le aziende

L’Europa continua ad accanirsi sulle nostre aziende imponendo una mole di adempimenti burocratici che rischiano di incidere pesantemente sulla crisi economica in corso. E’ emblematico il caso degli allevatori italiani, a cui è imposto un tortuoso iter burocratico per ottenere il certificato ambientale e dimostrare la quantità di CO2 emessa dalle loro fattorie. Un adempimento che costerà tempo e soldi agli imprenditori e si presterà inoltre ad ogni genere di truffa”   

Lo afferma l’europarlamentare di Fratelli d’Italia – ECR, Nicola Procaccini, componente della Commissione ambiente del Parlamento europeo 

Mentre le nostre aziende agricole e del settore lattiero-caseario sono impegnate a mantenere alto il livello della qualità dei prodotti in Italia e a garantire così anche la tutela della salute dei consumatori, da Bruxelles non si tiene conto della drammatica realtà economica e della complessa situazione geopolitica che sta determinando anche il rilevante aumento dei costi per mangimi e fertilizzanti. Non solo, ma mentre da una parte l’Europa ammette la possibilità per i singoli Stati di cofinanziare fino al 200% gli aiuti ai settori economici più in crisi, dall’altra tartassa le aziende imponendo maggiori controlli e complicate certificazioni, proprio come quelle legate alle emissioni. Bruxelles non ha imparato nulla dalla storia! La paradossale e tragica conseguenza è che ad avvantaggiarsi di questo stato di cose sono Cina e Russia, i cui allevamenti non tengono conto degli adempimenti che riguardano l’ambiente, la sicurezza sul lavoro e la salute dei consumatori. Una triste realtà che configura, ancora una volta, una condizione di concorrenza sleale anche sui prodotti alimentari”, conclude Procaccini.