Prof. Giulio Tarro “ritengo del tutto illogica e antiscientifica l’imposizione del green pass nel momento stesso in cui il vaccino non impedisce il contagio”

di Silvia Pedrazzini

Intervista al Prof. Giulio Tarro, virologo di fama internazionale, nella quale si ripercorrono  le misure di prevenzione e  le terapie messe in atto contro il COVID 19; il professore mostra anche un’analisi dei dati VAERS ed AIFA in merito ai casi fatali e le  reazioni avverse avvenute dopo la somministrazione del vaccino contro il COVID-19.

Professor Tarro, ripercorriamo brevemente la storia del COVID-19?

R: Il virus è stato isolato una settimana dopo l’annuncio dell’infezione virale da parte dell’OMS e con esso sono state isolate le varianti virali. Il giorno seguente i colleghi cinesi l’hanno comunicato agli americani del CDC (Contagious Desease Centre) di Atlanta. Il giorno successivo gli Americani avevano sequenziato il genoma virale. La settimana successiva la stessa sequenza genetica è stata isolata in Australia dal paziente-zero, il virus replicato e fotografato al microscopio elettronico. Un paio di giorni dopo i colleghi dell’Università di Berlino hanno messo a punto un test diagnostico secondo le direttive dell’OMS.

L’ imposizione del green pass potrebbe creare una falsa sicurezza?

R: ritengo del tutto illogica e antiscientifica l’imposizione del green pass nel momento stesso in cui il vaccino non impedisce il contagio, anzi paradossalmente potrebbe veicolarlo ancora di più dietro la sicurezza di un’immunità che non c’è.

Per quanto concerne le misure di prevenzione come mascherine e vaccini, qual’ è la sua posizione in merito?

R: Dobbiamo vivere tranquilli senza incubi e restrizioni di sorta, indossando la mascherina se si è contagiati o si lavora negli ospedali, nelle case di cura, nei luoghi a rischio dove è più probabile contagiarsi e contagiare. Ma anche sull’uso della mascherina andiamoci cauti, specie per i bambini che stanno diventando tutti degli autistici funzionali avendo la corteccia cerebrale in fase di evoluzione. La stessa Oms vieta l’imposizione degli strumenti di protezione individuale sui più piccoli.   Assurdo sostenere che i bambini debbano ricevere il vaccino, per impedire di contagiare nonni vaccinati! I vaccini, non ci mettono al riparo dal contagio, ma ci tutelano comunque dall’aggressività del virus. Allora dovremmo chiudere tutto anche per prevenire l’influenza. C’è uno studio del Centro Malattie Contagiose di Atlanta che evidenzia come siano sufficienti due sole dosi e la terza sia inutile. Posizione che a livello politico però non si vuole accettare. In più non bisogna dimenticare che chi ha già avuto il covid è di fatto protetto a livello cellulare meglio dei vaccinati ed ha già una risposta immunologica efficace. Basti pensare che i soggetti che ebbero la prima Sars nel 2002/2003 sono risultati protetti anche dal coronavirus che circola adesso.

AIFA e VAERS riportano casi fatali e migliaia di eventi avversi dopo la somministrazione del vaccino contro il COVID-19, cosa emerge dai dati?

R: Dall’estrapolazione dei dati, emerge come i preparati vaccinali COVID-19 rappresentano il 50% di tutte le segnalazioni di decesso in 30 anni di esistenza del database; valori ricavati dopo solo 9 mesi circa dal loro utilizzo nella popolazione(VAERS). I vaccini che sono ancora sperimentali tecnicamente parlando non pretendono di prevenire le infezioni anche sintomatiche della COVID-19 o di essere efficaci più di un anno. D’altra parte, come prima abbiamo accennato in dettaglio i dati della Pfizer, la CDC dichiara 1.200 eventi avversi negli Stati Uniti dopo avere ricevuto il vaccino COVID-19 di Moderna. Il centro statunitense per il controllo delle malattie (CDC) dichiara che ci sono almeno 271 morti e 9.845 reazione avverse dopo la vaccinazione. Più di 25 milioni di americani hanno ricevuto il vaccino di Pfizer BioNtech o di Moderna che sono stati autorizzati per uso emergenziale dopo meno di un anno di sperimentazione.

I dati AIFA al 26 settembre 2021 riportano 608 casi fatali dopo la somministrazione del vaccino, rispettivamente 391 per Pfizer, 96 per Moderna, 98 per AstraZeneca e 23 per Johnson e Johnson, che in tasso per 1×105 di dosi somministrate sono rispettivamente 0,72 in totale (0,65 Pfizer, 0,91 Moderna, 0,81 AstraZeneca e 1,56 Janssen).

Secondo il responsabile medico ufficiale del Regno Unito Van-Tam, i soggetti vaccinati possono spargere il virus e debbono pertanto continuare a seguire le regole del lockdown. Pensa che stia accadendo qualcosa del genere?

R:  chissà a quale “variante del virus” hanno addebitato la positività al tampone di 33 ospiti e 10 componenti dello staff sanitario, nella residenza sociosanitaria di Fasano che, il 3 febbraio, avevano ricevuto la seconda dose di vaccino Pfizer. Potrebbe dipendere dal fatto che l’RNA messaggero introdotto con il vaccino per il COVID-19, abbia attivato il virus latente già presente nell’organismo, oppure quello arrivato in seguito ad una nuova infezione prima della risposta anticorpale. Una situazione che, verosimilmente si è manifestata anche in Israele.

Può dare un giudizio sulla gestione italiana dell’emergenza?

R:  La gestione italiana dell’epidemia da coronavirus da parte del comitato tecnico scientifico (CTS) è stato un fallimento secondo un editoriale della prestigiosa rivista inglese NATURE come riportato nella prima decade di marzo 2021. Siamo arrivati a un tasso di letalità che, ripeto, è legato alla cattiva gestione dell’emergenza, a cure sbagliate, a posti di terapia intensiva tagliati negli anni scorsi.

Il problema non sono i vaccini che pure una qualche, temporanea, protezione dalla malattia virale dovrebbero garantirla. Il problema è stata una gestione dell’emergenza fallimentare e ora tutta finalizzata all’arrivo messianico dei vaccini che oggi, fidandosi ciecamente degli annunci pubblicitari delle case farmaceutiche, si vorrebbe imporre, addirittura a tutta la popolazione. Sono state così trascurate altre misure che avrebbero potuto permetterci di convivere con il virus Sars-Cov-2 il quale – è opportuno ribadirlo – è asintomatico nel 90-95% dei casi e, anche quando colpisce gli anziani, può essere affrontato con tempestive ed efficaci cure.

Ritengo gravemente lesivo della professione medica il divieto imposto da Ministero e Aifa, mettendo in dubbio la capacità stessa dei medici di saper decidere cosa è più o meno giusto per un paziente. Anzi, a mio giudizio se abbiamo avuto più morti per Covid degli altri Paesi europei, è dipeso anche dall’assurda decisione di imporre l’obbligo della vigile attesa e la sola somministrazione dell’eparina e della tachipirina. Qualsiasi tipo di malattia deve essere curata nella fase precoce con i farmaci che sono ritenuti dai medici più utili ed efficaci. Vietare ad un medico di prescrivere farmaci va contro i principi basilari della medicina. Anzi, mi stupisco che su questa questione non intervenga la magistratura perché a mio giudizio, nell’impedire al medico di base di svolgere il suo dovere, si ravviserebbe anche una responsabilità di tipo penale. Confermo che si sta esagerando con le paure e con il terrorismo mediatico.

Si parla di nuovi vaccini in arrivo “a virus inattivato” ed a proteine ricombinanti. Può dirci qualcosa in più?

R: Abbiamo sperimentato dei vaccini a RNA messaggero proprio per fare in modo che possano essere rimodulati sulle varianti e adesso diciamo che non servono? Basta che dal laboratorio di produzione si proceda a modificare il vaccino in base alla mutazione del virus e il gioco è fatto. Si parla di vaccini in arrivo “a virus inattivato” (come il Valneva), quindi meno “pericolosi” dei vaccini attuali a RNA messaggero. L’ultimo vaccino è rappresentato dalla somministrazione di proteine ricombinanti per la produzione della spike ed adiuvanti da parte della Novavax (USA). Se n’è già occupata l’EMA e quindi è passato all’AIFA per la sua distribuzione.