NEAPOLIS VS VENETIA: in viaggio con i VIRTUOSI ITALIANI

Splendido concerto quello che si è svolto ieri domenica 6 giugno al Teatro ‘Rossini’ di Pesaro per il gradevolissimo ritorno de ‘I Virtuosi Italiani’ una delle formazioni più  qualificate nel panorama artistico internazionale) nell’ambito della 61esima stagione concertistica  organizzata dall’Ente Concerti, presieduto da Marta Mancini e diretto, sotto il profilo artistico, da Federico Mondelci.
Attraverso Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741), Emanuele Barbella (Napoli, 1718 –1777) e  Giovanni Battista Pergolesi (Jesi 1710 -Napoli 1736), la prestigiosa orchestra da camera guidata da Alberto Martini nella parte ‘antica’ di maestro di concerto, per l’occasione accompagnata dal mandolino solista di Ugo Orlandi, ha dato vita a ‘Neapolis versus Venetia’, un viaggio musicale tra le due capitali dello spettacolo del Settecento a cui il Conservatorio di Musica partenopeo ‘San Pietro a Majella’ ha dedicato nel dicembre 2019 un convegno apposito, prima tappa di un progetto che ha visto coinvolti l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’, l’Università degli Studi ‘Ca’ Foscari’ di Venezia,  il Centro di Musica Antica ‘Pietà de’ Turchini’ di Napoli, la Fondazione ‘Giorgio Cini ‘di Venezia, il ‘Divino Sospiro’ – Centro de Estudos Musicais Setecentistas de Portugal, oltre al Conservatorio di cui sopra che ne aveva curato l’organizzazione.

Alla fine del Seicento, com’è noto, si propagò in Europa il cosiddetto concerto ‘solistico’ o barocco, forma musicale che affondava le proprie radici nel passato e che conoscerà di lì a poco un grande futuro. Il vero e proprio concerto nacque nella prima metà del ‘700: un solo violino prese il posto del concertino mentre il clavicembalo faceva da basso continuo.   Lo strumento solista era il violino perché il ‘primo violino’ era anche il direttore d’orchestra; tuttavia con il tempo fu preferito come direttore  il clavicembalista, poiché aveva maggiori probabilità di avere le mani libere e dare più facilmente gli attacchi agli orchestrali ed ai cantanti d’opera.

Grazie al perfezionamento degli strumenti musicali ed alle loro potenzialità tecniche, il concerto si strutturò velocemente: la diffusione iniziò in ambito veneziano dove l’indagine più straordinaria in tal senso si produsse nell’opera di Antonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741);  in seguito raggiunse gli autori coevi del resto d’Europa, dato che le stampe dei più celebri lavori erano reperibili in tutto il continente.

In Vivaldi (peraltro autore di 46 opere teatrali) la massima espressione è probabilmente racchiusa nelle splendide raccolte dell’’Estro armonico’ (1711) il cui titolo costituisce un ossimoro: è volto, infatti, ad evidenziare la ricerca del perfetto punto di equilibrio fra  l’estro (‘pura fantasia che si scatena in totale libertà’) e l’armonia (soggetta a regole connesse a  stretti vincoli matematici).
‘E’ come se in una sala barocca, porte e finestre si spalancassero all’improvviso e si respirasse una ventata d’aria fresca’-scrisse in proposito il musicologo Alfred Einstein. Lo studioso Michael Talbot si spinse oltre, sostenendo che ‘questi lavori sono la più influente raccolta di musica strumentale apparsa nell’intero diciottesimo secolo’.

Di Vivaldi abbiamo ascoltato la Sinfonia in Sol Magg. ‘Il Coro delle Muse’ RV 149 per archi e basso continuo,  la Sonata ‘La Follia’ in re minore per due violini e basso continuo Op. 1 n. 12 RV 63, oltre a due Concerti per mandolino, archi e basso continuo ( in Re Maggiore RV 93 e Do Maggiore RV 425).

Ho così scoperto – anche  grazie alla preziosa introduzione effettuata da Ugo Orlandi, mandolino solista e docente dello strumento al Conservatorio ‘G. Verdi’ di Milano dal 2007 (dopo esserlo stato dal 1980 presso il Conservatorio ‘C. Pollini’ di Padova) che il mandolino – la cui origine risale alla prima metà del XVII secolo –‘era già presente nel Veneziano attorno alla metà del secolo precedente’.

Trova spazio oltre che nella musica popolare conosciuta dai più, anche in quella cosiddetta ‘colta’, tanto che la sua presenza figura non soltanto tra le pagine musicali vivaldiane ma anche in quelle di Beethoven (quattro sonatine), Mozart (Don Giovanni), di Emanuele Barbella (Napoli, 1718 – 1777), Domenico Scarlatti (Napoli, 1685-1757), oltre ai compositori Giovan Battista Gervasio, Giuseppe Giuliano, Addiego Guerra (tutti del XVIII secolo).

Grazie alla maestria attraverso cui questi straordinari concerti sono stati eseguiti, ‘I Virtuosi’ hanno completamente affascinato il pubblico pesarese ‘proiettato direttamente in un altro mondo’,  che ha tributato loro una standing ovation,  chiedendo due  bis.

Paola Cecchini