Catastrofe Covid in India: in tilt anche i forni crematori

È il paese al mondo che in questo momento sta affrontando la peggiore crisi umanitaria dettata dalla seconda ondata di Covid-19, parliamo dell’India.

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I dati odierni diramati dal ministero della Salute di Nuova Delhi indicano 259.170 nuovi casi nelle ultime 24 ore, un autentico collasso epidemico che ha causato la morte di 1761 persone in un solo giorno.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato, nell’ultima settimana praticamente tutti i giorni il numero di contagi nel subcontinente asiatico ha superato costantemente le 200 mila unità giornaliere e la città di Nuova Delhi si trova ad affrontare un’emergenza che nelle ultime due settimane è aumentata del 600% nonostante il lockdown imposto dalle autorità del posto.

Tutto questo ha profondamente inciso sul sistema sanitario nazionale, già di per sé claudicante, portandolo allo stremo da ogni punto di vista. Mancano medici, farmaci, ossigeno e letti nelle terapie intensive. Una vera e propria apocalisse che sembra non avere fine, anzi, si intensifica giorno dopo giorno.

Emergenza forni crematori

 Se tutto questo non bastasse si è aggiunto, negli ultimi giorni, un altro grave problema per il paese, la mancanza di forni crematori per bruciare i corpi delle vittime da Covid-19.

Il numero di cremazioni in quasi tutte le città indiane è aumentato sensibilmente, e, a detta degli operatori del settore, nonostante i ritmi incessanti a cui molti di loro sono costretti a lavorare, le enormi richieste hanno messo al collasso l’intero  sistema di incenerimento dei corpi. 

Si cercano disperatamente nuovi siti, anche improvvisati, per coprire le esigenze in fatto di cremazione, al fine di evitare il diffondersi di malattie connesse al mancato smaltimento delle salme.

La situazione in Italia

Rispetto a quanto appena detto, ciò che sta accadendo in Italia, per quanto triste e doloroso, ci rende consapevoli della bontà del nostro sistema sanitario e non solo.

Relativamente alla Capitale però, le cose non sembrano andare così bene, soprattutto in relazione al problema delle tumulazioni e cremazioni, ferme o quasi ormai da mesi. La recente protesta delle onoranze funebri di Roma relativa all’impossibilità di provvedere una degna e rapida tumulazione o cremazione dei corpi, è l’emblema di come, ancora una volta in Italia, più che il COVID il triste nodo da risolvere è quello burocratico.

In ogni caso, tornando alla pandemia, non è ancora il tempo di abbassare la guardia, anzi, come si ripete in continuazione da mesi, e tanto più ora, in vista di parziali riaperture previste dalla prossima settimana, dobbiamo continuare a prestare la massima attenzione alle misure in fatto di contenimento del contagio, è una responsabilità di tutti, al fine di collaborare nel prevenire anche involontariamente qualsiasi forma di trasmissione del virus.


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