Intervista al giovane artista RIO, in radio con il primo singolo “La mia abitudine”

In radio il primo singolo ufficiale di Riccardo Iorianni, in arte RIO, già disponibile in tutti i digital store. Una ballad pop che rappresenta in pieno lo stile del cantautore ligure. La canzone è stata prodotta presso RMB Studio con mix e mastering realizzati da Cristian Milani.

Hai già messo mi piace sulla nostra pagina?

La regia e fotografia del videoclip, girato presso la bellissima Villa Etelinda di Bordighera, è curata da Mizuko Visual Studio.

Videoclip “La mia abitudine“: https://youtu.be/vueo7JXjak8

Riccardo ci spiega: “Siamo abituati a vedere la routine come qualcosa di negativo, qualcosa che logora un rapporto, ma è solo questione di circostanze. Distanza è la parola che ormai detta regole e modi di vivere e non per forza è una questione di metri, di chilometri. Mai come in questo periodo storico ci siamo sentiti invasi dalla divisione nella divisione, come fosse una sentenza, un punto. Promesse, emozioni e speranze sono state alimentate dal ticchettìo di un instancabile e vecchio orologio. Così anche le piccole cose diventano grandi, anche l’abitudine assume un aspetto diverso, tanto da diventare un profondo desiderio”.

Biografia
RIO, Riccardo Iorianni, nasce a Bordighera il 21 agosto 1995, è un cantautore italiano. In età adolescenziale inizia a cantare al fianco della madre e in breve tempo entra a far parte di un gruppo musicale della sua città, passo che spinge a capire che la musica sarebbe stata parte fondamentale della sua vita, inizia quindi un percorso di crescita e all’età di 13 anni vince il suo primo concorso nazionale, il BimboFestival, presentato da Elisabetta Viviani al Teatro San Babila di Milano. Inizia lì a far conoscere la sua voce per piazze e locali e negli anni successivi viene scelto come rappresentante culturale italiano all’Ecofest Junior International Festival, evento “green” che si svolge annualmente nella città di Deva, in Romania. RIO ed il gruppo vengono successivamente invitati come Special Guest a Un Bosco per Kyoto, avendo l’onore di esibirsi sia sul palco del Teatro Ariston di Sanremo che al Campidoglio in Roma. Dopo numerosi spettacoli il gruppo decide di dividersi al termine di Music Story, evento patrocinato dall’Unicef e dal Comune di Ventimiglia (comune di residenza del cantante), prodotto da Francesco Lacalamita, mettendo fine ad un’era. RIO porta da lì tutto il suo bagaglio d’esperienza. Decide quindi di avviare un percorso individuale che lo porta a scoprire la passione per la scrittura, diventando così cantautore.

Intervista:
Cosa rappresenta per te la musica?

Io e la musica abbiamo un rapporto eccezionale, lei è la migliore amica di sempre, alla faccia di chi dice che tra uomo e donna non ci può essere un rapporto d’amicizia! E’ vero, in passato abbiamo litigato, ci siamo allontanati, ma le case con solide fondamenta non si abbattono facilmente, e quando ho sentito il bisogno di dover tornare da lei, ho trovato le porte aperte.

La musica per me è quel rifugio segreto in alta montagna, dove tutto tace e dove ogni pensiero prende la sua voce.

Raccontaci com’è nato il tuo ultimo progetto discografico.

“La mia abitudine” nasce nei mesi successivi all’estate scorsa!

Un brano che rappresenta il desiderio di avere un qualcosa che ci siamo visti togliere improvvisamente. La routine in una coppia è solitamente vista come qualcosa di negativo, ma è sempre questione di circostanze. “Distanza” è la parola che ormai detta le regole quotidiane e mai come in questo periodo storico emozioni e speranze hanno guidato le nostre giornate. Così anche le piccole cose possono diventare grandi e anche l’abitudine assume un aspetto diverso, tanto da diventare un profondo desiderio.

Questo brano è rivolto a tutte quelle persone che hanno sentito il bisogno di riavere quella routine, di avere al proprio fianco quella persona, sottratta dalla distanza, dal tempo e da qualcosa di anomalo, fuori dal nostro controllo.

Quali artisti-personaggi ti hanno cambiato la vita?

(Anche non esclusivamente legati al mondo musicale)

Walt Disney ha sicuramente un peso non indifferente nella mia quotidianità, ho vissuto in prima persona i luoghi che la sua creatività ha prodotto, vestendo le sue idee ed è stata l’esperienza della vita.

“If you can dream it, you can do it” ovvero “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, è una delle frasi più celebri di Walt Disney, ma è anche una delle più grandi verità di sempre. I sogni guidano il mondo, e se hai il coraggio e la pazienza di inseguirli prima o poi si esaudiranno!

Musicalmente parlando ci sono diversi artisti a cui mi ispiro, e che sicuramente sono cambiati con il passare del tempo. Come dicevo ad altre testate, la cultura della musica italiana arriva da lontano e io ne sono un fedele sostenitore, e comprendo anche come in ogni forma d’arte si siano innestati degli altri rami, altri generi musicali, anche questo è progresso.

Detto questo, mi affascinano le composizioni di Cesare Cremonini, di Francesco Gabbani, mi ispiro ai testi di Ermal Meta, di Ultimo e di alcuni artisti emergenti che purtroppo non hanno fatto fortuna come altri artisti.

Quale ruolo riveste la musica nella società?

La musica è parte fondamentale della vita di tante persone, esistono ormai tanti generi musicali, segno di quanto sia vario il gusto e quanto sia ampia l’immaginazione. Credo che la musica sia il collante di questa società, un luogo comune dove incontrarsi, dove l’artista ha il compito di modulare un messaggio, un pensiero e far sì che le persone si rispecchino in quel messaggio.

Per me è un rifugio d’alta montagna, ma per altri può essere una grotta sul mare o una panchina del parco, ma cosa unisce è sempre lei: la musica.

Come può sopravvivere la musica in tempi di Covid?

Io credo che sia stata proprio la musica a salvare noi nel tempo del Covid. Legandomi alla risposta precedente, la musica ci ha uniti.

Ricordo che ci si incontrava sui balconi per cantare, per suonare..

in un momento dove sembrava non ci fosse via d’uscita.

La musica non ha mai smesso di suonare e di trasmettere emozioni.

Certo, mancano i live, manca il contatto diretto con il pubblico, e non so quando si potrà tornare a calcare di nuovo i palchi, ma la cosa certa è che la musica sopravviverà sempre, in qualche modo ci ha salvato, ci salverà e si salverà da sola.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Sono tanti i sogni nel cassetto, artisticamente parlando vorrei aver raggiunto la maturità necessaria, vocale e culturale per poter elaborare i miei testi con maggiore qualità. Vorrei poter sentire suonare le mie canzoni in radio e sentirle cantare dalle persone in un supermercato, negli autogrill, in metro…

Mi vedo più saggio, più maturo e sicuramente più vecchio!

Social
IG: https://www.instagram.com/theriolife_/
FB: https://www.facebook.com/theriolife


Vuoi pubblicare anche tu i tuoi comunicati su Agenziastampa.net: invia il tuo comunicato è gratuito

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui