Intervista alla cantautrice Laura Algieri

Biografia Laura Algieri

Laura Algieri nasce il 27 giugno 1983 in un piccolo paesino del Galles, nel Regno Unito. Fin da piccola si distingue per la sua voce e le sue doti interpretative. Trasferitasi a Bergamo all’età di 5 anni con la sua famiglia, studia pianoforte per 6 anni, per poi dedicarsi allo studio del canto. Dopo due anni di canto lirico decide di proseguire con la musica leggera.

Comincia prestissimo a scrivere storie in rima che piano piano si trasformano, prima in canzoni per bambini e successivamente in canzoni che parlano del suo vissuto.

Come interprete vince una serie di concorsi locali fino ad approdare nel 2007 al festival nazionale di Saint Vincent, superando nel corso di un intero anno tutti gli step che la portano alla finalissima, in occasione della quale si qualifica al primo posto su un totale di 1300 iscritti, con il brano inedito “Identify Yourself”, scritto per lei dall’autore Peter Wright.

L’anno successivo interpreta il singolo “Soli non si è mai”, di Danilo Amerio, disponibile su tutti gli stores digitali. Nel 2011 partecipa ad Area Sanremo con il brano Desert Song, scritto a quattro mani con Ivan Suardi, musicista, autore e arrangiatore con il quale Laura collabora e scrive per molto tempo, poi tristemente scomparso qualche anno dopo.

Parallelamente al suo cammino legato alla musica, Laura porta avanti la sua formazione conseguendo la laurea in lingue e letterature straniere, interessandosi enormemente alla letteratura, alla drammaturgia e alla fonologia, discipline che influenzeranno profondamente la sua scrittura e la sua poetica, portandola a scrivere anche in inglese e portoghese, lingue da lei amatissime poiché estremamente musicali.

Pur continuando a esibirsi e lavorare con le sue band, Laura interrompe il suo percorso da autrice per alcuni anni a causa di un’esperienza di vita molto difficile che la segnerà profondamente e comporterà un cambiamento interiore profondo, che getterà le basi per la nascita del progetto di scrittura attuale.

Nel 2019, infatti, il suo percorso da autrice si riapre, quando Laura entra a far parte dell’etichetta Joseba Publishing dando vita, assieme al produttore musicale Gianni Testa, a un nuovo progetto musicale di produzione di suoi brani.

Intervista:

Cosa rappresenta per te la musica?

La musica è il canale attraverso il quale riesco a far fluire le mie emozioni. Quando scrivo, o quando ascolto, attraverso di essa riesco a lasciar uscire ciò che sento.

La musica è la mia compagna, da quando sono nata. Non potrei vivere senza.

Raccontaci com’è nato il tuo ultimo progetto discografico.

Il mio progetto nasce dal desiderio forte di condividere una mia esperienza di vita, che mi ha profondamente cambiata e resa la donna che sono oggi.

Sono più che mai convinta che la musica possa essere un mezzo molto potente, a nostra disposizione per affrontare tematiche che coinvolgono più persone.

Nel caso di “Narciso” e degli altri brani che compongono il progetto, il messaggio che desidero divulgare riguarda l’importanza della lotta ai meccanismi di dipendenza psicologica che scaturiscono da situazioni di violenza. Parlare di ciò che ci ha segnati è il primo passo verso la liberazione.

Attraverso la musica possiamo rinascere.

Quali artisti-personaggi ti hanno cambiato la vita?

Tutti coloro che hanno costruito la propria storia facendo della diversità il loro punto di forza. Penso, per citarne alcuni, a Freddy Mercury, Elton John, Mia Martini, Lucio Dalla…

Personaggi anticonformisti, controversi, in alcuni casi estremamente tormentati.

Persone vere dietro al personaggio, con una forza vitale ineguagliabile e un grande carisma.

Spesso, purtroppo ancora oggi, il mondo non è pronto ad accogliere personalità così uniche, ma certamente l’insegnamento che ci lasciano è inestimabile.

Quale ruolo riveste la musica nella società?

La musica è da sempre uno dei più potenti mezzi di comunicazione che abbiamo.

Nel corso della storia è stata in grado di portare enormi cambiamenti nella società, ha rappresentato e rappresenta il canale e lo specchio attraverso il quale osserviamo il cambiamento.

Come può sopravvivere la musica in tempi di Covid?

È certamente molto difficile per l’industria musicale non soccombere di fronte a una situazione come questa, che ci sta mettendo tutti a dura prova.

Fortunatamente i progressi tecnologici e l’utilizzo di internet oggi creano possibilità che una volta non avevamo, ma nulla può sostituire la potenza del live. I concerti, il contatto con il pubblico, l’energia che si sprigiona tra la gente unita nell’ascolto è ineguagliabile. È necessario supportare questo settore e le persone che ci lavorano, affinché si possa superare questo terribile momento storico.

Dove ti vedi tra 10 anni?

Mi vedo realizzata, risolta, accompagnata dalla mia musica e circondata da coloro che amo e coloro che dalle mie parole riescono a trarre qualcosa di buono.

Fare musica per me significa toccare il cuore e la vita delle persone. Se questo manca, manca il senso. La musica deve dare un senso alla vita di coloro che la creano e coloro che la ascoltano.