La lezione della pandemia: per resistere alla crisi, servono una nuova cultura d’impresa e risposte congiunte a livello internazionale

Partiti questo pomeriggio i lavori del convegno dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo sulle sfide delle imprese italiane nel post Covid-19.

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Creare una nuova cultura d’impresa. È questa la chiave per rispondere alla crisi generata dalla pandemia da Covid 19. Ne è convinto Renato Rordorf, presidente della commissione incaricata di preparare la riforma del diritto della crisi d’impresa e dell’insolvenza, intervenuto nella prima giornata di lavori del convegno “Attività e futuro dell’impresa. Organi e strumenti per il governo della crisi al tempo della pandemia” organizzato dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bergamo.

Secondo Rordorf, già Primo Presidente Aggiunto della Corte di Cassazione e commissario della Consob nel quinquennio 1997-2002, è fondamentale adottare una gestione più attenta degli assetti organizzativi. «Se un’impresa ha un assetto organizzativo ben pensato è in grado di anticipare i segnali della crisi. E mai come adesso questo è fondamentale, soprattutto per le Pmi. Piccolo, infatti, non vuol dire disorganizzato»– avverte. E continua: «Il punto non è valutare come positivo o meno lo slittamento dell’entrata in vigore del Codice a settembre 2021, sul quale pure nutro qualche perplessità, ma piuttosto far sì che le imprese possano utilizzare l’attuale situazione di difficoltà derivata dal lockdown, per adottare un nuovo modus operandi».

Il Codice, emanato con il d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, era stato pensato per unificare in un unico corpo non solo la disciplina contenuta nella legge fallimentare del 1942, ma anche quella del sovraindebitamento e dell’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi e insolventi. Un obiettivo ambizioso, ma che, nelle sue modalità attuative, oggi si scontra con un contesto del tutto nuovo. «La pandemia ci ha impartito una lezioneha sottolineato Rodorfabbiamo avuto la dimostrazione del fatto che le sorti di un’impresa dipendono da fattori oggettivi che spesso non si è in grado di governare. Anzi, la sempre più forte interconnessione delle realtà imprenditoriali operanti sul mercato, rende necessario incoraggiare soluzioni che agevolino il risanamento aziendale, piuttosto che la disgregazione delle realtà imprenditoriali. Per questo, bisogna favorire l’adozione di strumenti capaci di far emergere tempestivamente i sintomi della crisi e di prevenire situazioni di insolvenza irreversibile».

La due giorni vuole fare luce sulle prospettive future delle imprese italiane, ritratte da una prospettiva d’eccezione: Bergamo, provincia locomotiva d’Italia grazie al suo solido tessuto imprenditoriale, che proprio dalla pandemia è stata messa a durissima prova, non solo a livello sanitario, ma anche a livello economico. Come confermato dalla presidente dell’ODCEC Bergamo, Simona Bonomelli, infatti, si registra un calo del margine operativo lordo dal 30 al 40%, in linea con la riduzione dell’utilizzo dell’energia elettrica che tocca il -12%. Numeri che potrebbero crescere ulteriormente nei prossimi mesi. Per questo saranno fondamentali le decisioni che saranno prese dal Governo.

«L’Italia ha gestito la prima fase della crisi, l’emergenza sanitaria, con dignità ed efficacia perché ha messo in campo la parte migliore dell’apparato statale: la sanità. Ora dovrà occuparsi della ricostruzione coinvolgendo il resto dell’apparato statale: la politica, i ministeri, la burocrazia centrale e periferica. E su questa seconda fase è legittimo avere qualche preoccupazione»– ha affermato Paolo Magri, vice presidente esecutivo e direttore dell’ISPI, nel discorsocheha aperto i lavori. E avverte: «L’Europa è una delle poche sorprese positive di questa crisi: ha deciso, in poche settimane, piani ambiziosi e rivoluzionari. La sfida, ora, è tradurli in atti concreti in tempi brevi, mantenendo la barra dritta fra l’esigenza di essere di impatto nell’immediato e perseguire ambiziosi obiettivi di medio lungo termine. Ma questa non è la nostra prima crisi globale, abbiamo attraversato già quella dell’attacco alle Torri Gemelle e successivamente quella economica del 2009: da entrambe abbiamo imparato che è fondamentale dare risposte congiunte e coordinate. Una lezione che ora, alla luce del nuovo contesto internazionale più conflittuale e anarchico, resta valida anche per questa crisi».


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